Il caso Trapani, Montalto: “Nessun favore ai Morace”. Oggi interrogato Fazio

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Giuseppe Montalto, assistito dall’avvocato Vincenzo Lo Re, ha respinto le accuse davanti al gip Marco Gaeta, durante l’interrogatorio di garanzia. L’indagato è finito ai domiciliari venerdì scorso nell’ambito dell’inchiesta anticorruzione della Procura di Palermo, «Mare Monstrum».

Ieri, a Perugia, è stato interrogato anche il carabiniere Orazio Gisabella che, per via dell’inchiesta, è stato sospeso dal servizio. Anche lui ha respinto le accuse. Lunedì era stato interrogato l’armatore Ettore Morace, che si trova in carcere, mentre stamattina toccherà al deputato regionale e candidato a sindaco di Trapani, Girolamo Fazio, anch’egli ai domiciliari.

FRANZA. L’armatore messinese Vincenzo Franza è indagato, col presidente della società Navigazione generale italiana spa Giuseppe La Cava, per concorso in corruzione nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto, tra gli altri, di Ettore Morace, titolare della compagnia di aliscafi Liberty Lines. La notizia pubblicata dalla Gazzetta del Sud è stata confermata in ambienti investigativi.

Questa parte dell’inchiesta è stata inviata alla Procura di Messina per competenza. La Cava avrebbe incaricato il sottufficiale dei carabinieri Orazio Gisabella, di fare un’attività di dossieraggio in danno di Morace. Gisabella, che in cambio ha avuto l’assunzione della figlia alla Caronte Tourist dei Franza, è stato prima al Ros dei carabinieri, poi al Nucleo Tutela Patrimonio Artistico. Il dossier doveva arrivare, tramite esposti anonimi, alle Procure di Perugia e Palermo.
Secondo gli inquirenti, La Cava e Franza avrebbero cercato di danneggiare Morace, temendo un rafforzamento della leadership nel settore.

La Cava  ieri si è dimesso dalla carica. Sul punto, la società navale ha voluto fornire alcune precisazioni: «Mai come in quest’occasione, per il gruppo Caronte & Tourist l’auspicio che la giustizia faccia il suo corso presto e bene è tutt’altro che rituale e formale», si legge in una nota. «Sembrerebbe infatti emergere – dalle conversazioni intercettate e dalla ricostruzione che ne è conseguita – un rapporto tra i vertici di C&T e quelli di Liberty Lines (la società di Morace, ndr), e in particolare tra Vincenzo Franza ed Ettore Morace, di concorrenza feroce e astiosa – si apprende ancora dal documento – ma chi conosce la storia personale e professionale dei due imprenditori e delle loro famiglie sa bene, invece, che una tale concorrenza non ha alcun motivo di essere, trattandosi di una ultraventennale relazione di amicizia, di stima e rispetto reciproci nata ai tempi del salvataggio della Rodriquez negli anni ‘90 e consolidata con l’acquisizione congiunta di Siremar nel 2014, ferme restando le legittime e naturali – più o meno contingenti – diversità di strategie imprenditoriali dettate dalla differenza dei rispettivi business (è noto che i Morace si occupano prevalentemente di trasporto passeggeri su aliscafi, i Franza di traghettamento di autoveicoli con navi). Ne consegue che quanto poi ricostruito in termini di dossieraggio – ove mai dovesse accertarsene la veridicità – sarebbe esclusivamente conseguenza di comportamenti dettati da ragioni personali tenuti peraltro da un terzo che, pur se socio storico di C&T, ha una storia imprenditoriale anche autonoma».

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SIREMAR. La Siremar dell’ex gruppo Tirrenia è stata «svuotata» due mesi dopo essere stata rilevata per 55,1 milioni di euro dalla Società navigazione siciliana Spa (Sns). L’operazione di acquisto risale ad aprile del 2016 e a giugno i soci di Sns, la Ustica lines di Ettore Morace – finito in carcere per corruzione in una inchiesta della Procura di Palermo – e la Coronte&Tourist isole minori di Vincenzo Franza, hanno provveduto alla scissione.

L’atto notarile di scissione di Sns, che è stata trasformata da Spa in società consortile (Scpa) è stato depositato presso lo studio di un notaio di Locri, come risulta da alcuni documenti acquisiti dall’ANSA.

Dalle carte emerge che il patrimonio di Sns, pari a 13 milioni di euro, è stato spacchettato: 6,5 mln è transitato in Ustica lines e 6,5 mln alla Carante&Tourist isole minori. Alla luce di questa operazione, oggi Sns ha un capitale sociale di 500 mila euro e non possiede più una flotta né il personale.

Il ramo aliscafi ex Siremar-Sns è andato a Ustica lines che così ha messo a proprio patrimonio nove imbarcazioni veloci rilevando anche i contratti di locazione di nove appartamenti a Marettimo, Lipari, Ustica, Leni; il ramo traghetti è andato alla Caronte&Tourist dei Franza, in particolare nove navi e la locazione di parte di un capannone a Milazzo (Me). Anche il personale marittimo e amministrativo ex Siremar è transitato in capo ai due soci di Sns post-scissione, la cui sede legale risulta a Trapani. Attraverso la consortile, che rimane attiva, i soci di Sns ogni ricevono dallo Stato circa 80 milioni di euro di contributi per i collegamenti con le isole minori; il contratto prevede i contributi per 12 anni, quattro anni in più rispetto agli otto anni che era stati garantiti a Compagnia delle isole.
L’ultimo bilancio di Sns depositato in Camera di commercio è quello del 2015: la società chiuse l’esercizio con una perdita di 18.239 euro.

Buona parte del personale amministrativo ex Siremar, 45 lavoratori, non è più negli organici. Piuttosto che accettare i trasferimenti a Trapani (ramo aliscafi) e a Milazzo (ramo traghetti) i dipendenti hanno concordato un incentivo con Sns – dai 50 ai 100 mila euro – firmando le dimissioni. Le procedure si chiusero in sordina nonostante il tentativo di alcuni sindacati di sollevare il caso anche in commissione all’Assemblea siciliana perché preoccupati per il depauperamento dell’ex Siremar.

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