Sindaci siciliani dicono sì alla Tari in bolletta

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In 67 Comuni siciliani la tassa sui rifiuti si potrebbe pagare nella bolletta elettrica a partire dal 2019. La novità riguarderebbe un milione mezzo di residenti nell’Isola, più di uno su cinque. La proposta è contenuta in un emendamento presentato dalla Lega alla commissione Bilancio in Senato e con ogni probabilità verrà allegata al maxi emendamento con cui il governo nazionale ha apportato le modifiche alla Legge di stabilità 2019, dopo la trattativa con l’Europa. 

“Con riferimento alle tesi sostenute più volte dall’AnciSicilia, relative alla modifica nel regime di riscossione della Tari che consentirebbe ai comuni di riscuotere l’imposta attraverso la bolletta dell’energia elettrica, riteniamo che soluzioni normative come questa possano essere particolarmente utili per favorire adeguati livelli di riscossione”.Questo il commento di Leoluca Orlando e Luca Cannata, presidente e vice presidente vicario dell’AnciSicilia con delega al Bilancio e alle Politiche finanziarie, che aggiungono: “Riteniamo, pertanto, che una tale modifica normativa debba riguardare non solamente i comuni in dissesto e pre-dissesto finanziario ma anche tutti i comuni che insistono nelle regioni caratterizzate da particolari problematiche nella gestione del sistema integrato dei rifiuti talora evidenziate da interventi di emergenza”. “La necessità di una iniziativa legislativa, – spiegano Orlando e Cannata – anche attraverso la previsione di un regime differenziato per alcune tipologie di comuni o per alcune aree del Paese , deriva da una situazione di fatto non più sostenibile per la maggior parte di comuni, come quelli siciliani, caratterizzati da livelli di riscossione dei tributi locali, ed in particolare della Tari,  non sufficienti  a garantire la tenuta finanziaria degli enti”.

“In generale  – osserva Mario Emanuele Alvano, segretario generale dell’Associazione dei comuni siciliani – sulla riscossione dei tributi locali, ordinaria e coattiva, occorre una profonda revisione dell’attuale sistema, perché non vi è dubbio che negli ultimi anni, anche in relazione alla previsione del Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE), il numero di comuni in condizioni di dissesto finanziario, pre-dissesto e strutturalmente deficitari, stia crescendo in maniera esponenziale”.

La misura prevede che nei Comuni in dissesto e pre dissesto finanziario la Tari sia riscossa «mediante addebito sulle fatture emesse dall’impresa elettrica». La tassa verrebbe ripartita su sei rate mensili. La Sicilia è la Regione d’Italia con più Comuni nelle condizioni di default, ben 34. Qualora, come è probabile visto il sostegno della maggioranza di governo, l’emendamento venisse approvato, le novità riguarderanno i seguenti Comuni: Aragona, Favara, Casteltermini e Porto Empedocle (provincia di Agrigento); Mussomeli e Sommatino (Caltanissetta); Catania, Giarre, Aci Sant’Antonio, Santa Maria di Licodia, Mirabella Imbaccari, Palagonia, Scordia e Vizzini (Catania); Barrafranca (Enna); Brolo, Mazzarà Sant’Andrea, Milazzo, Scaletta Zanclea, Tortorici (Messina); Bagheria, Bolognetta, Borgetto, Carini, Casteldaccia, Cefalù, Cerda, Monreale, Partinico (Palermo); Acate, Ispica (Ragusa); Augusta, Cassaro e Lentini (Siracusa). Sono questi i Comuni che hanno dichiarato il dissesto. 

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A questi si aggiungerebbero anche quelli in pre-dissesto, altri 33: Campobello di Licata, Racalmuto (provincia di Agrigento); San Cataldo, Santa Caterina Villarmosa (Caltanissetta); Adrano, Linguaglossa, Mazzarrone, Randazzo, Riposto, Tremestieri Etneo (Catania); Leonforte (Enna); Ficarra, Galati Mamertino, Giardini Naxos, Itala, Messina, Motta Camastra, Santa Domenica Vittoria, Sant’Alessio Siculo, Taormina, Terme Vigliatore, Villafranca Tirrena (Messina); Belmonte Mezzagno, Caccamo, Partinico, Piana degli Albanesi e Ustica (Palermo); Modica, Monterosso Almo, Scicli (Ragusa); Avola, Pachino, Rosolini (Siracusa).

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